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Full text of "Lettere di Vittorio Alfieri, Alessandro Verri e Diodata Saluzzo Roero"

^.^ITT: 




PER LE NOZZE 



DELLA MARCHESA 



LUISA ALFIERI SOSTEGNO 



COL MARCHESE 



EMILIO VISCONTI VENOSTA 



Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/letteredivittoriOOalfi 



LETTEEE 



DI 



VITTORIO ALFIERI 



ALESSANDRO VERRI 



DIODATA SALUZZO ROERO 




IN FIRENZE 

TIPOGRAFIA DELL'ARTE DELLA STAMPA 

VIA PANDOLFINI, 14. PALAZZO MEDICI 

1876 



AL MARCHESE 

CARLO ALFIERI SOSTEGNO 

SENATORB^DEL REGNO 




Illustre Sig/^ Marchese e mio Padrone riverito, 

LLA festa che oggi si celehra nella sua nohilc casa^ 
ver le none della di "Lei figlìiiola marchesa 'Lui- 
sina con il marchese "^Emilio %^isconti-%^cnosta, si 
-portano fiori da ogni -parte d'Atalia e da ogni eulta persona, ^la 
cjualche fiore ho voluto portare ancKio^ persuaso che a Leij si- 
gnor ^tarchesCj non sarà per rincrescere che a tanta gioia 
e a tanta solennità di cjuesto giorno e della sua famiglia^ 
mostrij, come sa, di partecipare anche un limile suo servitore, 
i^uegli che ha in se tanta gloria e tanta virtù cptanta in "Lei 
discese e in "Lei si mantenne e si accrehhe per le opere degli 
<lAvì c per le proprie, non puh sdegnare di essere almeno 
una volta accostato da chi non vanta altro titolo che cpiello 
di una costante e schietta reverenza, e di una servitù che non 
umilia. 



<7 fiori che io le porto, ho volato che fossero colti -proprio 
nei suoi giardini; ma perche non poteva fidare in me medesimo , 
ho prerato che a sceglierli e a farne mano m'aiutasse altri, 
onde l'offerta riuscisse meno sconveniente alla circostanza e 
però più gradita a "Lei. "Gioc, per uscire fuori d'ogni meta- 
fora, a scegliere qualche cosa che fosse meritevole di essere stam- 
pata in un giorno come e questo, e dedicata a 'Lei, Signor C^iar- 
chese, mi son fatto soccorrere da tale che istruito nella nostra 
letteratura, ha potuto mettere insieme cpiesto libretto, dove di 
mio non e altro che il sentimento di oratitudine, verso la nohile 

a 

sua J^amiglia, che me ne mosse il pensiero, e, se pure non oso 
troppo, un augurio di felicita agli Sposi che, almeno nella schiet- 
teiia, non fard discordanza da tutti gli altri. 

"^'cl lihrctto e una Chiacchera di %Httorio ^dlfieri, ed 
una sua Lettera al Signore z^dntonio C^lontucci di Siena; poi 
viene una Lettera di Alessandro '7 'erri, nella quale di quel 
q rande si ragiona; finalmente, come queste non mai per l avanti 
stampate, sono sedici Lettere che la poetessa '^iodata Saluzzo- 
Hoero scriveva al ^tarchese ^Garlo ^Alfieri Sostegno, padre 
del padre suo; le quali per la maggior parte discorrono di una 
diaccolta di Versi e di J^rose che quella illustre donna fc 
comporre da quanti allora erano più in fama di prosatori e 
di poeti, e fc stampare a ^arma co tipi "J^odoniani, in lode 
di "Carlotta ^Lelania ^J)uchi, moglie del rammentato mar- 



clicsc ^IfierL r/aando la lode non poterà pia dispiacere a cjuella 
qentildonna che fa tanto modesta cjuanto fa virtaosa. 

^Gom^lla vede, signor ^tarchese, cjacste sono memorie di fa- 
miglia, ma sono di ciucile clic tiene come proprie VJtalia tutta : 
e se e vero che della memoria si nutrisce la speranza, mai 
altra speranza di pia gloria e di maggiore virtù non pò- 
trchhc rallegrare la culla di coloro che nasceranno dalla sua 
figliuola, per se stessa fiore di gentilena, di nolilta, di hontd, 
che ne pia caro, ne pia amaUlc potevano ^lla e la 'Signora 
<^tarchesa ^Qiuscppa "Jjcnso ^Cavour sua degna consorte, cre- 
scere ed educare all'onore d' Jtalia. 

baciandole con reverenia le mani, mi segno non sen'ìa un 
particolare orgoglio, 

^i 'Lei, illustre^ Signoi-" 3iarches(L^, 

Firenze, 2S Ottobre 1876. 

Obbedìeiitissinio ed Uviilissimo Servitore 

Attilio Corsi 



DI 



Vittorio Alfieri 



Chiacchera settima - li 22 Agosto 1798 



|L mondo è veramente sottile, e ogni giorno più si as- 



;f^ PI5 bottiglia, tanto che si ridurrà impercettibile. Per esem- 
wvOr^^. pio il ritrovato delle Gazzette, che è cosa del nostro 
secolo, non è egli un bel risparmiar istorie? Perchè in fatti 
da che non si opera più nessuna cosa che meriti di esser 
saputa, ci è entrata la smania frenetica di sapere settimanal- 
mente quello che si opera in ogni cantuccio di questo Globo. 
Ed in questo mettiamo anche grande amore; perchè le son 
cose, che se non si sanno calde calde, le non si sanno 
mai più. 



L' autografo trovasi presso il Comm. Aurelio Gotti. 



^é- 



Al Signor 
Signor Antonio Montucci 
A Londra (<] 

Padrone mio stimatissimo, 

f^giCEVo per mezzo del sig. Edwards la di lei cortesis- 
-^ ^^^i sima lettera accompagnata col dono per me preziosis- 
^jssfc^z^ gijjio delle rime finora inedite del gran Lorenzo (^), 
Per la stessa via del sig. Edwards, non sapendo finora dov'ella 
abiti in Londra, mi affretto di rispondere per ringraziarla 
vivamente dell'una e dell'altre, senza insuperbirmi ne credere 
alle non meritate lodi che la di lei gentilezza le dettava, ho 
ammirato nel suo foglio la esattezza delle correzioni e varianti 
ch'ella si è compiaciuto con tanta sua pena inserirvi, e saranno 
aggiunte al libro. Ho ammirato in lei altresì e il suo scri- 
vere e lo assaporare caldamente il nostro Poeta, pregi oramai 
rari pur troppo nell' addormentata Italia, che se stessa e 
le sue ricchezze e forze non sente. Mi rallegro dunque di 
core di aver trovato uno di più che sente il bello, e spero 
al mio ritorno di Scozia, per dove parto a giorni, di nuo- 
vamente rallegrarmene seco di bocca. Intanto me le professo 
di cuore 

Londra, 13 luglio 1791. 

Sito devotis. Servo 

Vittorio Alfieri. 



f) L'autograro è presso il sig. Giuseppe Porri di Siena. 
(2) Lorenzo de' Medici. 



DI 

Alessandro Verri 



Amico Carissimo (^), 

Roma, 19 novembre 1803. 

(f^P^^o ricevute due vostre del 2 e del 9 corrente. Ho su- 
^ IPl II t)ito spedita la vostra acclusa per Montecompatri, ma 
'^:!^&^ per ora non ne ho risposta. 

Delle opere inedite di Alfieri non posso darvene precisa 
contezza perchè fin ora non ne so il vero Catalogo. Bensì 
abbiamo da Firenze la Inscrizione sepolcrale da lui mede- 
simo fatta a sè^ e ritrovata nelle sue carte. Sapevo già ch'Egli 
aveva fatte delle Commedie, che aveva tradotto FAlceste 
di Euripide, e fatta una Tragedia del medesimo argomento, 
emulando Fautore greco: che aveva tradotto Sallustio ect. Io 
quantunque vi confermi che per me non mi era comodo il 
vivere, e conversare spesso con tal uomo, pure ne sento la 
perdita con dolore: la nuova mi ha percosso, e come Autore 
è di fama immortale. Era di un valore intrinseco, originale, 
destinato al grande ed al sublime, ed amava talmente TArte 
che sono persuaso avrebbe lodato, ed amato chiunque cor- 
resse alla medesima gloria con opere degne. Era senza i 
rancori letterarij cosi frequenti e disonorevoli al ceto de'dotti : 
superiore, anzi ignaro totalm'ente delle piccole gelosie. Sen- 



(') L' autografo di questa lettera, che non sappiamo a chi fosse diretta, è presso il 
Comm. Aurelio Gotti. 



18 



tiva quanto la nostra lingua sia stromento eccellente, e 
quanto male suonato specialmente ora. I suoi libri sono pieni 
di osservazioni pratiche e delicate sopra questa materia. 

Finalmente il gran masso di marmo di Carrara destinato 
alla statua colossale del primo Console, è nello studio di Ca- 
nova, ma dalle montagne di Carrara allo studio non gli costa 
meno di tremila zecchini. Il trasporto da Ripa Grande allo 
studio gli costa zecchini dugento. Il masso è rarissimo e 
prezioso per la sua bianchezza senza difetti. 

Resto inteso che avete ricevute le stampe della Villa 
Adriana, sentirò in seguito il loro incontro ed esito. Con- 
servate la vostra benevolenza al vostro aff. amico 

A. Verri. 



^P 



DELLA 

DlODATA SaLUZZO PvOERO 
SEDICI LETTERE 

AL MARCHESE 

CARLO EMANUELE ALFIERI SOSTEGNO 
[1S00-/807) 



I 



A MONSIEUR 
MOXSIEUR ODIARLE ALFIERI S OSTE G NO 

A S;^ Martin [i) 



Signore Marchese St:' 



^l^^^f^^ conte Napione mi ha rimesso la prosa^ o per dir 
[JiS K? meglio la prefazione della raccolta da pubblicarsi, 
w^&r^^ e mi ha pure rimesso nel medesimo tempo la qui 
acchiusa vita di Monsignore Franceschi venuta da Pisa al 
di lei indirizzo; mi fo premura d'inviargliela con non pochi 
de' versi richiesti, ed ottenuti, e spero eh' Ella ne sarà con 
tenta. Non le mando però V ode Greca della Tambroni sem- 
brandomi d'aver inteso da lei ch'Ella non sa una tal lingua; 
si stamperà il Greco colla traduzione strofa per strofa. 

Il Celebre poeta cesareo Bendi (2) mi scrive, da Vienna as- 
sicurandomi che malgrado 1' età sua avvanzata, e la poca 
sua sanità. Egli scriverà sul proposto argomento ; resta solo 
a desiderare che questi versi non si smarriscano, dovendo 
fare una via cosi lunga, e. cosi disastrosa; ho pure nuova - 



(') Questa e le altre lettere della Saluzzo ci vennero comunicate nel loro autografo 
dal Commendatore Nicomede Bianchi di Torino. Nelle successive è lasciato l' indirizzo 
che è sempre in francese. 

(■^) Per nome Clemente. 



mente ricordato a Fantoni, ed agli altri che mi hanno pro- 
messo le loro poesie , eh' è vicino il tempo prefisso ; per 
mezzo di mio padre lo ricorderò anche a Bodoni, ma non 
è già necessario di anticipare danaro per la stampa ^ solo 
mi premerebbe che lo stampatore volesse notificarmi a che 
potrà giugnere il totale della spesa da farsi ed egli sinora 
assolutamente non lo ha voluto dire. 

Il mio male agli occhi è diminuito ma non affatto ces- 
sato, e m' impedisce ancora lo scrivere di propria mano • 
per la stessa cagione non posso inviarle subito il proprio 
mio poemetto, Q) ed anzi le dirò schiettamente che mi è ac- 
caduto a questo risguardo un caso stranissimo ; aveva quasi 
terminato F opera mia, non lasciandola vedere a persona 
alcuna, e volendo, com' era dovere, far sì che comparissero 
prima nella raccolta i versi altrui, quando jeri l'altro venne 
in casa mia il Conte Vincenzo Marenco, recandomi un suo 
poemetto latino, (^) veramente assai bello, e pieno di nobilis- 
simi versi, ma che era, per una rara fatalità, perfettamente 
simile neir argomento a quello già da me composto. Onde, 
per non perdere quest' egreggio lavoro, mi converrà rifare 
il mio cercando altre immagini, ed altri pensieri. 

Le dico liberamente il vero, ond'Ella mi scusi se le sem- 
bro lenta assai, ma di tutto questo la prego di non farne 
parola, poiché non voglio che il C:^^ Marenco sappia l'ac- 
caduto se non quando la di lui cortesia a mio riguardo più 
non possa nuocere alla bellezza della raccolta. Intanto posso 
assicurarla eh' io spero, ed anzi credo^ che 1' opera nostra 
riuscirà com' Ella desidera , e come lo desidero ancor io 



(') È a pag. 121 della citata Raccolta. 
(2) Vedi ivi pag. 97, 



ardentemente ; la cosa clie mi par difficile è V ottenere un 
ritratto ch'appaghi T occhio, ed il cuore di chi conobbe 
personalmente la bellissima di lei Consorte, ma in questo 
pure converrà contentarsi del minor male sollecitando se 
si può il sig. Buzzolino, onde Y opera non vada soverchia- 
mente prolungandosi Q. Io sono stata due volte per vedere 
questo ritratto, ma sempre invano, il pittore non avendolo 
presso di se ; ritornerò fra non molto, e spero di essere più 
fortunata. Riflettendo all' uso introdotto di lodare sempre 
la bellezza delle donne per cui si scrive, mi sembra con-' 
veniente che un ritratto somigliante accerti i nostri nipoti 
che in questo caso si è detto il vero. Già purché il ritratto 
si trovi finito nel tempo stesso in cui sarà terminata la 
stampa del libro non si dee temere un ritardo ; Ella decida 
però come le pare meglio. 

Il cavao'liere Poeta eh' Ella stava in dubbio se si dovesse 
invitare a scrivere, ha saputo il nostro progetto dal C: *^ Na- 
pione, che anzi lo pregò in nome mio senza parlarmene come 
amico nostro comune; credo riceveremo fra non molto i 
suoi versi. 

L' iscrizione eh' Ella troverà qui unita è del sig. abate 
Lanzi, la gran celebrità dell' autore, conosciuto per molte 
opere, la rende pregievole, ardisco dire più che non lo può 
fare la propria bellezza. Io crederei ben fatto che que- 
st' iscrizione precedesse la prosa, e che la prosa fosse seguita 
dai due sonetti del Bettinelli, onde il libro incomminciasse 
col nome dei due più vecchi, e più galantuomini fra i let- 
terati Italiani. 



(*] La Raccolta venne poi pubblicata senza il ritratto della signora Alfieri. 



Il C: **" Napione ha pregato il Cav: " Priocca in di lei nome, 
ed in nome mio di parlare al suo caro amico Pignotti. Sic- 
ché Egli mandi qualche suo verso; collo stesso C:*^ Napione 
abbiamo pure convenuto ch'Ella dovrebbe comporre una no- 
tizia come quella, che trovasi nella raccolta fatta stampare 
dal Conte Balbo; questa notizia dovrebbe contenere sempli- 
cemente la data precisa della nascita, delle nozze, e della 
morte di Carlotta, colla data di tutti gli evenimenti accaduti 
a' suoi cari, ed è da desiderarsi tanto più che servirebbe a 
rischiarimento delle poesie, e che in questa notizia si potreb- 
bero appunto inserire le due lettere preziose del celebre 
Alfieri. Il che qui fra noi, ma cento e cento volte più in Italia, 
farebbe un'effetto maraviglioso (^). 

Mio padre, e mio fratello Alessandro m' impongono di of- 
ferirle i suoi complimenti, e Cesare, (~) che trovasi presente- 
mente, in Svizzera mi scrive pure di ricordarle il di lui nome 
mandandole il poemetto qui unito, se l'amor di sorella non 
mi accieca questo poemetto mi sembra bello assai (^). Ad Ales- 
sandro s'Ella me lo permette io farò leggere la prosa afifct- 
tuosissima da lei scritta, e ch'io ricevo in questo momento, 
le chiedo pure di poterla far leggere a Madama di Perone 
parlandole anche di tutto il nostro progetto. Essa parnii me- 
ritare una tale confidenza stante l'afi'etto sommo che conserva 
alla sua perduta amica, e la sincera amicizia, che mostra 
avere per lei. Questa prosa è certamente il più bell'elogio, 
ed il più degno che si possa far mai dell'amata nostra Car- 



(') Questa Notizia scritta, da Carlo Emanuele Alfieri chiude quella Raccolta, ma in 
essa non sono riportate le due lettere alle quali qui si accenna. 
(^) Altro fratello della Diodata. 
(3) Questo poemetto fu pure stampato nella Raccolta pag. 107. 



25 



lotta. La mia lettera è un volume^ le chiedo scusa; e l'assicuro 
che mi è stato carissimo l'intendere ch'Ella sta bene, e che 
a tutta la sua famiglia ha giovato l'aria che respira men 
calda, e più sana nella villeggiatura; saluti Costanza in nome 
mio, come pure Cesare e Luigia, e mi creda 

Torino 28 LuMio 1806 



Sua Devimi, ed Afflila. Serva 
DlODATA SaLUZZO RoERO. 



ìr^ì-^ 



II 



Signore Marcliese Stimatissimo 

Ho inviato sono alcuni giorni alla di lei casa un in- 
volto di carte ; la prego di notificarmi quando lo avrà ricevuto. 

Fra i poemetti scritti sul proposto argomento Ella ne tro- 
verà uno della signora Enrichetta Dionisio Romana che nella 
sua lettera mi dice non mancate vi jjrego di significare al 
sig. Carlo Alfieri che mi terrei fortunata di poterlo in altro 
modo, ed in miglior occasione servire, sì ])ei di lui proprii me- 
riti, come per la memoria dell'egregia sica sposa che anch'io^ 
ma troppo tardi ho incominciato ad amare. Farmi che s'Ella 
non vuole scrivere direttamente a questa gentile signora a 
cui siamo anche in gran parte debitori del poemetto ottenuto 
dal De Rossi, Q) converrebbe però ch'Ella mi scrivesse alcuna 
cosa particolarmente per essa; in tanto io mi sono presa l'ar- 
bitrio di ringraziarla in di lei Nome. 

Sono andata due volte con Mad:*^^ di Perrone a ritrovare 
il pittore, che dappoi è venuto più volte in casa mia. Negli 
abbozzi che ho veduto la figura non è niente somigliante. 
Siccome le belle arti sono sorelle, cosi ho creduto di poter 
destare un po' d'entusiasmo nel pittore suddetto, notifican- 
doli il tutto colla maggiore segretezza; ed ho ancora speranza 



[I] È a pagina 37 della cit, Racccha. 



—0 2b o-' 



che questo giòvi ad animarlo; ciò clie le manca totalmente 
essendo la fiducia di riuscire. 

Ella troverà acchiuso qui dentro un piccolo biglietto del 
quale pure aspetto la risposta^ e vedrà subito la cagione per 
cui non lo fo ricopiare. La notizia da porsi in fine della rac- 
colta conviene che ci sia assolutamente, e dee essere scritta 
il più brevemente che si può, non le offerisco di farla io 
stessa non per altro se non perchè io sono persuasa che 
sapendo Ella meglio di nessuno le più. minute circostanze, 
nessuno la può fare meglio di lei. Avverta che ci vogliono 
le date degli anni, l'età precisa di Carlotta quando fu fatta 
sposa, e quando cessò di vivere, si desidererebbe pure che 
vi fossero i nomi proprii del fratello, e del cognato per- 
duti in battaglia. 

Tutto questo si trova veramente in gran parte nella prosa 
francese non mai abbastanza lodata ch'Ella m'ha trasmesso; 
ma la notizia converrà come già dissi che sia scritta nella 
lingua delle poesie, e posta in fine di queste; mentre s'Ella 
destina l' eloquente sua prosa alle stampe, converrebbe darle 
ben altro luogo stante V uso generalmente ricevuto. 

Saluti i suoi figli, faccia il favore di rispondermi sugli 
articoli di questa e dell'altra lettera mia, e mi creda 



Torino li 9 Agosto 1806 



S//a Dcvìiia. Affina. Se?-7'a 
DlODATA SaLUZZO RoERO 



\(<^^ 



Ili 



Le invio nnovaiueiito Sig. Marchese Stim:"'" le poesie, 
ch'Ella mi ha rimandato, poiché io già ne ritengo qui un'al- 
tra copia. Le invio pure la raccolta stampata in morte d'Enri- 
chetta Balbo: fra non molto Ella riceverà alcuni altri versi. 
Dopo l'ultima lettera essendo partito da qui il Malacarne (^), 
uomo molto cognito a tutti i letterati italiani, ed amico mio, 
gli ho consegnate tre altre lettere; due dirette alle giovani 
Poetesse Isabella Fantastici, figlia dell' improvvisatrice fio- 
rentina, e Marietta Morosini Pasqualigo tutte due maritate 
in Venezia: ho scritto pure per consiglio del suddetto 
sig. Malacarne al celebre Cesarotti, e ne aspetto la risposta. 

Ho fatto anch'io la riflessione, che il non parlare del- 
l'immortale Alfieri nella prefazione della raccolta da noi 
intrapresa è cosa molto strana, ma l'autore di detta prosa 
non ha voluto su questo intendere ragione giammai- ciò mi 
fa doppiamente dispiacere, e perchè deve dispiacere a Lei, 
e perchè cagionerà afflizione all'ottimo, ed egregio amico 
nostro l'Abate di Caluso (^). 

Scriverò immediatamente alla Dionisio acchiudendo il suo 
foglio nel mio ; ma non so se avrò l' ardire di proporre al 
sig. abate Lanzi il cambiamento d^ eruditissima in erudita; 
questi S:'"' Letterati italiani sono irritabili, e facilissimi ad 
offendersi, ed io lo so per prova, poiché avendo invitato il 
S:"" Angelo Mazza a comporre, dopo averne ottenuta la sua 
promessa, ho voluto sollecitarlo, e 1' offesi in modo, che con 
una sua lettera, a dir vero molto gentile ma in tutto con- 
traria alla prima, mi disse apertamente, che non avrebbe 
composto più. Facendo premura al Bodoni più di quello che 



(') Vincenzo Malacarne professore di chirurgia nell'Università di Padova. 
(2) Il grande amico di Vittorio Alfieri. 



ho fatto sinora, per sapere a qual prezzo ascenderebbe il 
nostro libretto, temo d'incontrare lo stesso pericolo. So 
anch' io che queste sono pazzie quasi intollerabili, eh' io da 
tanti anni che ho relazione con costoro non mi sono potuta 
usare a compatir mai, ma pure volendo servirsi di loro, 
converrà avere pazienza. 

Mi creda di tutto cuore 

Sfta Dev. Aff. Serva 
DlODATA. 

PS. Ho veduto nuovamente il Sig: Avv: Buzzolino, ed ho 
qualche speranza che il ritratto potrà riuscire; fra non molto 
tempo lo vedrò nuovamente, ed Ella sarà informata di tutto. 

Saluti Costanza, Cesare, e Luigia, e gradisca i compli- 
menti di tutta la mia famiglia. Sarà certamente necessario 
una ^assai grande* quantità di copie delLa raccolta. Fuso co- 
mune in Italia essendo di darne più d' una a tutti coloro 
che hanno scritto sul proposto argomento. Io la pregherò poi 
di lasciarmene promettere una al Marchese d'Azeglio (^) per 
le mani di cai son passate quasi tutte le lettere mie ai 
diversi Poeti; ma Ella osservi però, che fra le molte per- 
sone che qui in Piemonte desidereranno, e domanderanno 
questi versi, ve ne sarà una gran parte, che non gli inten- 
derà, non si curerà d' intendergli, e questo lo dico delle 
Donne particolarmente. Mi pare eh' Ella potrebbe fare un 
calcolo di quelli a cui le sembra che debba inviarsi il vo- 
lume prima di dare gì' ordini allo Stampatore. 

La libertà con cui le scrivo, le sarà una nuova prova 
della sincera mia amicizia, e del vivo desiderio eh' io nutro 
che r opera nostra riesca a gloria vera di quell' amica eh' io 
non cesserò mai di piangere. 

Torino li i8 Agosto 1806. 



Marchese Cesare Azeglio, padre del Marchese Massimo. 



►0-. ^ I O— 



IV 



M'avvedo, signor ^Earcliese carissimo, eh' Ella non ha 
letto ancora la Corinna di M:* di Sthal (sic) ; (^) onde non ha 
forse mai inteso dire che una Poetessa italiana è sempre la 
più dolce, la più ammirabile donna che viva su questa ter- 
ra ; ma che muore sicuramente di dolore se le viene involato 
un cuore eh' essa avea tolto per se ; e sia pure come Co- 
rinna assai mal corrisposta nello strano amor suo ; e ne sia 
pure l'oggetto un uomo ammogliato che si fa correr dietro 
le mille miglia ,^ per lasciar veder finalmente 1' ombra del 
suo volto in una chiesa di Roma. Ora dunque ch'Ella sa 
pienamente che cosa siam noi nate sotto l'ardente cielo d'Ita- 
lia, pensi al crudel sacrifizio ch'Ella mi chiede, chiedendo 
non so perchè, ch'io ceda ad altri un cuore che già da 
cinque e più anni la pubblica voce m' assicura esser mio ; è 
vero che trattasi di cederlo ad una Dama ch'io conosco 
personalmente, e che al solo sedermi vicina si sentiva scor- 
rere in tutte le vene una soavissima armonia, che facea si, 
che mi stringeva quasi piangendo nelle sue braccia. Ma con 
tutto ciò ora non ho forza bastante onde dare io stessa 
compimento a quest'opera, che pur troppo si potrà condurre 
a suo termine senza ch'io faccia parola. 



'•] Ce Stael. 



Conchiuderei volentieri, che se io ho buona, e posso dire 
ottima mano, a questo risguardo, Ella si prende buono, ed 
anzi ottimo tempo a spese di noi tre ; ma per ciò appunto si 
guardi bene che non si apra il campo alle nostre vendette. 

Ora intanto che ne venga il momento, le dirò che se il 
]\Ionti non opera meco, nel modo con cui suol operare con 
tutto il cielo, e con mezza la terra; cioè se non mi dice 
ora sì, ed ora no, con false parole avremmo una sua Poesia. 
Ma di questo Poeta mi fido poco più poco meno come del 
Pittore. Onde non voglio dare a Lei per certo ciò che a me 
sembra tutt'ora incertissimo (^). Ho pregato la Dionisio (~) 
di ricordare non solo al Monti, mift' al P. Leone la sua pro- 
messa, e questa Donna, veramente gentile, mi ha dato pa- 
rola di fatto subito e continuaméhte. Essa m'incarica di 
salutarla, siccome me ne incarica pur anche la mia Tam- 
broni (^). 

Alessandro (^) le offerisce i suoi complimenti. I miei Goni- 
tori sono partiti entrambi per Saluzzo, ed io partirò i primi 
giorni del mese di Settembre e mi porterò in Possano da 
dove non farò ritorno se non sul finire di detto mese. 

Ella saprà certamente già che M:""" Di Pèrro^ie ha dato 
alla luce una bella fanciullina, che sta benissimo.* La Madre 
sta anch' essa bene assai. 



(') Aveva la Saluzzo richiesto anche il Monti d'una poesia in onore della Carlotta 
Melania Duchi Alfieri: ma il Monti se ne scusò con una sua lettera, stampata poi nel 
Libro « Poesie Postiane di Diodata Sahizzo, contessa Roero di Revello aggiunte alcune 
lettered' illustri scrittori a Lei dirette. y> Torino Tipografia Chirio e il//««. MDCCCXIJII, 
pag. 528. 

[^] La poetessa Enrica Dionigi della quale sono alcune Stanze ed un' Ode nella 
Raccolta che metteva insieme la Saluzzo. Vedi: In morte di Carlotta Melania Duchi 
Alfieri. Versi e Prose. Parma. Co' Tipi Bodoniani. MDCCCVIL Pag. 87, 93. 

(•"'; Nella citata Raccolta è della Clotilde Tambroni un'Ode greca con traduzione di 
Tommaso Valpuga-Caluso. Vedi pag. 44-45, lib. cit. 

''*) Fratello della Diodata, 



Saprà forse pure la disgrazia accadttta alla mia zia la 
C: '** Di Lagnasco. La morte di quella ragazza, che dava ca- 
gione di sperare moltissimo^ e 1' averla veduta morire sotto 
gli ocelli suoi, lontana da' propri genitori, hanno posta, 
questa Donna, che si può dire con tutta verità infelicis- 
sima, in uno stato di somma angoscia; questo e uno dei 
principali motivi che mi ritengono in Torino tutt'ora. 

Saluti Costanza, in nome mio con tutto l'affetto, saluti 
pure Cesare e Luigia (}), e mi creda di cuore 



Culeq'no, 22 Aj^osto 1806 



S/ui Dcv. Aff. Serva 
DlOD.ATA. 



f!) Fitrliucli del Marchese Carlo Alficii. 



35 '^- 



V 



signor Marchese Stimatissimo 

Fra tutte le prove della sua gentilezza a mio ri- 
sguarclo^ quella a cui sarò maggiormente riconoscente^ e di 
cui mi ricorderò sempre, e il consenso, che io le chiedo con 
tutto il cuore di ammettere nel volume da stamparsi la strana 
canzone, ch'Io le ho inviato. L'Autore (^) di questa canzone 
ò, come Ella lo ha indovinato senza dubbio, un amico an- 
tichissimo del di lei suocero, come pur anco amico anti- 
chissimo di mio Padre, e di tutta la mia famiglia. Avendo 
Egli inteso dall' Autore della prosa che si doveano da noi 
riunire versi in occasione del funestissimo argomento, si 
offese meco non poco, e liberamente me ne parlò, facen- 
domi grandi elogi di Lei, quasi in modo da farmi inten- 
dere che la colpa era mia ; io allora usata, come Ella ben 
sa, a non fingere cogli amici (e qui avrebbe convenuto men- 
tire sfacciatamente) risposi che da nessuno di noi Egli era 
stato escluso, e che se voleva scrivere si sarebbe stampata 
la sua Poesia, Se ho detto troppo mi perdoni, ma veda che 
ora il male e fritto, onde lo prego nuovamente di non ne- 
garmi il favore che le chiedo ; non dico di più perchè Ella 



('] Eava San Paolo Emanuele — La canzone è a pag. 8i. Lib. cit. 



3Ó 0- 



focilmentc potrà immaginare V imbroglio in cui mi troverei ; 
e sarebbe ben altro eh' un imbroglio semplicemente let- 
terario 5 ciò farà tanto minor male alla bellezza della rac- 
colta, . che r altro Cavagliere suo e mio Amico, gentilmente 
dissinpegnanclosi, ha rifiutato di scrivere. 

Risguardo alla traduzione del poemetto latino, sembrami 
a dir vero che non giovi molto, poiché tutte le colte per- 
sone intendono questa lingua un po' più, un po' meno ; ma 
in questo pure mi rimetto al di lei parere; la mia decisione 
provenendo sempre dal primo mio sentimento, ch& mi facea 
credere che si doveano dare poche copie dèlia raccolta alle 
donne singolarmente che chiedono, e gradiscono il libro, e 
poi non leggono, e van criticando chi lo fece stampare. 

Le invio una lettera del C: *° Fantoni, ma ardisco pregarla 
di rimandarmela con quella del Monti, al quale voglio ten- 
tare di nuovamente scrivere. 

Sarà difficile assai che mi trovi in Saluzzo passata la 
metà di Ottobre ; probabilmente mia madre sarà allora di 
ritorno in Torino ; io sono stata in campagna, e vi ritorno 
dopo dimani, ma non mi fermerò gran tempo poiché sto 
per cangiare di casa fra pochi giorni, ritornando nella casa 
di mio Padre; alla Vigna dove io vado vedrò certamente 
Madama di Perrone, e forse 1' Avvocato Buzzolino, segui- 
terò a fargli premura onde compisca 1' opera sua. 

Ella gradisca i complimenti di mio Padre, e de' miei 
fratelli; ricordi il mio nome a Costanza, saluti Cesare, Luigia 
e di tutto cuore mi creda 

Torino li 19 Settembre 1806 

.V7^.'Z Di-iiot.iiia ed Jffez.ìiin S:r7ia 

DiODATA Saluzzo Rdero. 



L' Autore della Poesia un po' .strana eli' io le inviai pochi 
giorni sono è il C. eli S. Paolo, Ella lo avrà certamente 
capito dair ultima lettera mia ; e capirà forse anche quanto 
mi prema di non offendere questo antico e caro Amico 
della mia famiglia tutta; — di ciò che le scrissi su questo 
risguardo la prego di non farne parola con nessuno mai ; 
nuovamente e di cuore me le raccomando, e se le ho fatto 
dispiacere le chiedo nuovamente scusa. — Aspetto con non 
poca inquietudine la sua risposta. 

j\r affretto di scriverle perchè sembrami di non aver detto 
abbastanza nelF ultimo mio foglio ; e desidero eh' Ella 
sappia il nome del Poeta. 

Se Costanza non fosse affatto giovanotta potrei forse cre- 
dere vero ciò che da molti mi vien detto ; ma io non cer- 
cherò ad indovinare oltre e, se pure non ho male indovi- 
nato, Ella non me lo dica ma gradisca senza rispondermi 
su questo articolo i sinceri affettuosi miei complimenti 
eh' io voglio essere la prima ad offerirle. ■ — I miei occhi 
mi costringono a finire in fretta; e temendo la sua colera 
di cui Ella mi minaccia non le scrivo nulla di più. — In 
ogni caso Costanza dèe essere certa della tenera mia ami- 
cizia-, ed ella dèe pur credermi con vero inviolabile at- 
taccamento 

Sua Dl'7'. Aff. Serz>a ed ^Xni'ica 
DlODATA. 






VI 



Fra l'imbarazzo infinito e l'infinito rumore, inevita- 
bili in un cambiamento d'abitazione, le scrivo poche parole 
signor M:'''' St:'"'' onde inviarle la qui unita poesia della 
signora Morosini (^); l'ho ricevuta ieri l'altro, mentre an- 
cora mi trovava alla vigna Provana, dove ho passato quin- 
dici giorni. Colà ho veduto sovente M:'"" di Perrone, e sovente 
abbiamo parlato di Lei. 

La ringrazio di tutto cuore per la permissione conces- 
sami d'accogliere fra le altre poesie da stamparsi la Can- 
zone dell'amico nostro; Ella ha certo giudicato ottimamente 
e della lunga prosa e di questi versi quali essi siano — ma 
talora convien cedere pur troppo alle imperiose circostanze. 

Or ora, che sto scrivendo questa lettera, ricevo il qui 
unito foglio. La fretta m'impedisce di far ricopiare il so- 
netto bello molto a parer mio. — Prenda Ella copia del 
sonetto ch'io non lo posso fare, che da tre giorni non ho 
avuto un sol momento di pace; poscia me lo rimandi con 
le tre lettere del Monti, del Fantoni e del Bendi ond'io 
risponda loro, com'è dover mio. 

Aspetto la sua venuta in Torino onde terminare ogni 
cosa. Ella mi conservi intanto la preziosa sua benevolenza 
e mi creda 



Torino, 30 Settembre 1806. 



Sua Dcv. Aff. Serva 
DlODATA. 



('] Marietta Morosini Pasqualigo. Scrisse per la medesima circostanza un Capitolo 
stampato nel lib. cit. pag. 100. 



VII 



La continaa pioggia mi ha impedito il mezzo onde 
poter parlare all'abate di Caluso^ gli ho scritto^ e ne aspetto 
la risposta quanto prima. 

Il Copista mi rimetterà domani alle ore 9 della mattina 
il manoscritto ; vi aggingnerò la lettera siccome Ella desi- 
dera, e ciò subito ; poi le invierò il plico. 

Ho fatto le due correzioni desiderate; ora la prego di ac- 
certarmi s'Ella parte sicuramente Domenica; in caso con- 
trario farò ancora rileggere la nuova copia della Notizia al- 
l' Abate di CalusOj onde evitare cosi gli errori d'amanuense 
che il Bodoni vi troverebbe forse se la rileggessi io sol- 
tantOj che la so quasi a mente; se manca il tempo stante 
la di Lei partenza, favorisca rileggerla Ella stessa ; mi di- 
spiace darle questo disturbo, ma Ella sa quanto sia neces- 
saria la correzione esattissima in cosa destinata alla stampa. 

Mi creda sempre 

Venerdì, 19 Giugno 1807 

Sua Dev. AJjf. Serva 
D IODATA. 



^P 



m 



vili 



Le invio, poiché Ella lo vuole, il picciol conto richic- 
stomi ieri ; e le invio pure nel tempo stesso la Notizia nuo- 
vamente ricopiata ; ho fatto leggieri cambiamenti in alcuni 
luoghi della lettera, cambiamenti che nulla mutano al senso, 
ed esprimono, mi sembra_, le stesse cose espresse nell'ori- 
ginale d'essa lettera. Siccome però ogni lingua ha il suo 
genio, ed il suo particolare frascggiamento, cosi ho creduto 
operare bene, onde togliere dalla traduzione ogni Gallicismo ; 
oltre che a cagione d' esempio, la parola indecenza esprime 
assai più in italiano, che non soglia esprimere in francese, 
e perciò appunto dice troppo. Mi rimetto però al di Lei 
volere, solo che Ella favorisca accennarmelo. 

Temo, e credo che la pioggia m'impedirà pur oggi l'uscire 
di casa mia; mi permetta Ella dunque, che io le auguri di 
tutto cuore un viaggio felicissimo, siccome pur anche a Co- 
stanza, a Cesare ed a Luigia, pregandola di ricordar loro 
qualche volta il nome mio. 

Mi creda sempre immutabilmente 

Torino, li 20 Giugno 1807 

Sua Dcv. Aff. Serva 
DlODATA SaLUZZO RoERO. 



■^:\D 



IX 



Ho fatto trascrivere le due pagine della Notizia, fa- 
cendovi i cambiamenti desiderati. 

Siccome spero eli' Ella avrà in villeggiatura alcuni mo- 
menti di tempo non occupati in cose di maggior rilievo cosi 
mi fò animo ad offerirle i due qui uniti volumetti. 

Credo di avere ritrovato una copia già ricorretta delle 
terze Rime di cui abbiamo parlato ieri. 

Il copista non essendo venuto che tardi assai, non ho 
potuto inviarle prima la Notizia; le chiedo scusa dell' in- 
volontaria dilazione. 

Mi creda sempre 



24 Giugno 1807 



Sita D. Aff. Serva 
DlODATA. 



Xp 



X 

Vorrei certamente poter rispondere nel modo eli' Ella 
sembrami desiderare alla cortese lettera sua, Gentil r"'"* 
Sig. Marchese, e lo farei, se acconsentendo a stampare la 
prima Poesia da me scritta sul noto Argomento, io non fossi, 
posso dire sicura di offendere V animo dell' egregio amico 
mio r Ab: di Caluso, clie amo, stimo ed ammiro da tanto 
tempo_, ed a cui professo grandissime obbligazioni, avendomi 
egli dato sin dalla mia fanciullezza pegni non dubbiosi 
d' amicizia, ed essendo per ciò egli una delle persone in 
cui ho sempre, in cose letterarie e non letterarie, mag- 
giormente confidato ; temerei in oltre d' offendere la vedova 
d'Alfieri, che, come credo di aver già a Lei detto, mi ha 
sempre dimostrato stima ed affetto ; offerendomi Ella più 
volte, vivendo Alfieri e dopo la morte di Lui, la sua casa 
in Firenze, ed accogliendomi in Torino qual persona cara 
ad Essa ed al celebre amico suo. Mi perdoni dunque 
Sig. Marchese Stimati'"'', se non ardisco decidermi a la- 
sciare che venga pubblicato quel poemetto. — Ella sa che 
la brama sincera dell'Autrice sarebbe di farlo, poiché Ella 
lo chiede, ma Ella stessa intenderà, ed anzi ardisco dire^ 
applaudirà alle cagioni che me lo vietano. 

L'Ab: Di Caluso, si è gentilmente incaricato di scrivere al 
Laviosa (^), ottimo Poeta, autore dei Cantici melanconici che 
hanno riscosso tanti applausi in Italia. Egli non ha composto 
mai nessun versi per raccolte, ma trattandosi di compiacere 
all' Ab: ^'^ di^Caluso, spero non vorrà dirci di no. Subito che 
avrò una risposta mi farò una premura di comunicarla a 
Lei, che gradirà spero in ogni caso il buon voler nostro. 



(') Liviosa D. Bernardo C. R. S. che scrisse per la circostanza un Capitolo. Vedi 
T.ib. cit. pag. irj. 



Mi rallegro, clie Ella stia bene ed abbia fatto ottimo 
viaggio, qui non fa niente caldo, anzi dirci quasi fa freddo. 
Mad:™*DiPerrone trovasi alla sua Vigna dove non l'ho ancora 
veduta, non volendo lasciare mia ]\Iadre in questi ultimi giorni 
eli' Essa sta in Torino ; ed inoltre non volendo fare questa 
gita, benché breve^ per la pioggia; m'immagino ch'Ella inten- 
derà Con qualche piacere che la M:'^ di Clavesana ha felicis- 
simamente partorito una bella bambina, e che la Madre e la 
liglia godono una sanità rara assai in tali circostanze. 

La sorte di mio fratello Roberto, ed il continuo suo pe- 
ricolo, m'inquietano il cuore non poco, si che ho avuto 
dopo la di Lei partenza alcune febbri, leggiere a v^ro dire 
ma importune, cagionate credo dallo star sempre sollecita, 
e dalla memoria, sempre a me presente, della sventura ac- 
caduta al mio povero Federico ; — Ella perdoni se le parlo 
di cose cotanto meste ; ne parlo quasi a tutti gli amici miei 
senza volerlo fare. — Gli occhi mi fan male assai onde 
non posso ricopiare questa lettera mia. — Di nuovo la 
prego, di scusarmi. 

Saluti in mio nome Costanza, Cesare e Luigia. — Non 
dubito che questa ultima non si approfitti assaissimo del 
soggiorno in villeggiatura, e che diventi così ancor più 
bella, e più prosperosa di quello che Ella era in Torino; 
ma non vorrei, che 1' approfittarsi tanto della campagna, 
togliesse a noi la speranza di rivedere quest'autunno per 
tempo il padre e la figlia; il vajuolo è qui sparso univer- 
salmente. I ragazzi della Mf''' di Meana lo hanno avuto 
tutti in una volta, ma però ottimo. 

Mio Padre ed i miei fratelli ni' impongono di offerirle i 
loro complimenti, ed io le sono e le sarò sempre 

Torino 5 Luglio 1807 

Dev. Aff.a Serva 

DlODATA SaLUZZO RoERO. 



XI 



Mi rallegro di cuore seco Lei, 8ig: M:'" St:"'", se Ella 
ha rinvenuto una persona veramente capace di esserle d'alcun 
sollievo nelFeducazione de' figli; dico esserle di alcun sol- 
lievo, poiché ninno la potrà compire al pari di Lei, che 
con tanto affetto, tanta sollecitudine e tante cure, V ha cosi 
maestrevolmente incominciata. L'ottima riuscita* di Costanza 
Le debbe pur essere sin da questo momento una certa prova 
di una tale verità tanto evidente, e di tanta consolazione 
per Lei e per tutti coloro che si pregiano di stimare ed 
amare la sua persona e la sua famiglia. 

Farmi di averle mandata ultimamente acchiusa nella mia 
una lettera dell' abate di Caluso, favorisca dirmi s' io mi 
sono ingannata. Le invio intanto copia dell' ultima lettera 
or ricevuta da Marino. 

Ieri sono ritornata da Colegno, mia Madre essendo giunta 
ieri l'altro da S. Didier, ma sin ora non so bene ancora 
qual sarà il tempo fisso per la mia partenza da Torino. 

La ringrazio di ciò eh' Ella mi dice riguardo a mio fra- 
tello Roberto, ne abbiamo avute delle ottime nuove. Egli 
partirà quanto prima per Parigi. 

Madama di Perrone è sempre nello stato medesimo, ma 
trovasi in Torino da qualche tempo, siccome pure le sarà noto. 

Saluti affettuosamente in mio nome Costanza, Luigia e 
Cesare, e mi creda sempre 

òua Dcv. Aff. Serv.z 
DlODATA. 



PS. — Non le mando la lettera stessa dell'abate di Ca- 
liiso, perchè non gli ho ancora risposto. 

(Qui nelV originale è un brano cVuna lettera deW Abate di 
Caluso alla Diodataj copiata per errore). 

Mi avvedo che il mio Copista ha creduto far bene rico- 
piando tutte le lettere dell' abate di Caluso , Ella dunque 
mi farà il piacere di lacerar questo foglio. 

Sono da più giorni tormentata assaissimo da un mal di 
denti molto gagliardo che proviene credo da un reuma che 
ho preso nel capo — ciò mi ha impedito di andare a Ma- 
rino, e m' indirà forse il partir cosi presto per Saluzzo — 
onde spero ancora di essere qui alla di lei venuta in Torino. 

Mi creda di nuovo 



II Luglio i8o; 



Sita Aff. Serva 
DlODATA. 



^^ 



XII 



Torino, 19 Luglio 1807. 

A mio ritorno da ima breve villeggiatura di circa dieci 
giorni mi fu rimessa la gentilissima lettera sua ; la ringrazio 
di tutto cuore, pel desiderio ch'Ella dimostrami di vedere 
pubblicate le terze Kime già da me destinate all' oblìo. A 
questo risguardo prima di tutto conviene eli' io le dica che 
subito invierò copia di questa Poesia a Marino dov' ora tro- 
vasi l'Ab. di Caluso, e pregherò quest' egregio amico di 
palesarmi con sincerità il parer suo ; ond' io sappia se a lui 
medesimo, ovvero alla C:''^ D'Albany dispiacer possa il modo 
con cui ho parlato di Vittorio Alfieri. L'Ab: di Caluso che 
suole tutt' ora rispondermi colla maggior libertà mi toglierà 
cosi ogni dubbio, e spero ch'Ella vorrà approvare la de- 
terminazione eh' io prenderò nel ricevere quella risposta. 
Ma intanto mi permetta ch'io le dica, l'argomento di quei 
versi, e la di Lei amicizia per 1' autrice la rendono, Signor 
Marchese carissimo, colpevole d' una indulgenza soverchia. 
Ciò è tanto vero, che se mai l'Ab: di Caluso mi risponde 
in modo da risolvermi a lasciar stampare la mia Poesia 
starei quasi per chiedere a Lei un favore, che sarebbe 
quello di stamparla senza porvi il mio nome, poiché allora 
la C: ''^ D'Albany, non potrebbe offendersi meco, ed io starei 
coir animo più tranquillo; a tutto ciò penseremo poi. 



52 



Le invio qui acchiusa una lettera venuta da Marino, che 
contiene la risposta favorevole avuta dal P. Laviosa. La 
prego però istantemente di rimandarmi questa lettera il più 
presto che le sarà possibile. 

Qui in Torino^ dove mi trovo da questa mattina soltanto, 
fa caldo assaissimo; ma Ella sa che la mia sanità non ne 
soffre niente 5 poiché anzi mi è cara V estate appunto perchè 
io non sto mai cosi bene come sto quando i giorni sono 
caldissimi ; ora veramente debbo stare e sto ottimamente. 

Fra non molto ritornerò in Campagna, e mi vi fermerò 
di bel nuovo un po' di tempo ; aspettando cosi il ritorno di 
mia Madre che ora trovasi in S: * Didier ; e che dee por- 
tarsi dopo in Saluzzo, dov'io la voglio accompagnare. 

Non ho più veduto Mad: '"* di Perrone ma credo eh' essa 
stia benissimo. Mio Padre ed Alessandro, i soli di mia 
famiglia che trovansi in Torino, m' impongono di offerirle 
i loro complimenti. Saluti affettuosamente per parte mia 
Costanza, dica mille e mille cose a Cesare ed a Luigia e 
mi creda sempre 

Si<a Dev.ìna Aff.vta SeriM 
DlODATA. 

PS. Favorisca dirmi se nelF inviarle il mio Poemetto per 
le nozze Romagno e Provana le ho inviato no quello per 
le nozze Montaldo e Provana. 



1(1)3 



53 



XIII 



Torino li 30 luglio 1807. 

Rispondo alla gentile lettera sua nel momento eli' io 
sto per partire nuovamente da Torino, onde ritornare a Gole- 
gno, col Zio Lapié, avendogli promesso di passar seco in 
villa il giorno del mio compleanno. Mi duole sin nell' in- 
timo del cuore di non poterle dire ch'Ella è assolutamente 
padrone di far pubblicare quelle terze Rime apprezzate da 
Lei molto più che non possono valere esse mai ; ma la giu- 
sta, e sincera confidenza, che ho in Lei, Sig: *■ M: ^® Cariss :"'" 
non mi lascia provare alcun dubbio nell' inviarle la lettera 
stessa dell' Abate di Caluso. Quest' ottimo amico mio, usato 
a dirmi sempre il vero, lascia molto bene travedere il suo 
parere in questa risposta, e confesso liberamente eh' io gliene 
sono riconoscente assai, poiché non esiste amicizia schietta 
ed immutabile dove non si palesano spontaneamente i pro- 
prj pensieri, ed affetti. — Né mi giova il dire che in al- 
cuni luoghi, dove l'Abb:*^ di Caluso ha trovato della oscu- 
rità vi siano errori di copista, come a cagion d'esempio, 
nel verso Più di tua gente ecc. eh' egli trova non inteligi- 
bile, ed ha ragione, poiché convien leggere Fui di tua 
gente ecc. Cosi di molti altri versi : ma giova meglio il ri- 



petere quello, eh' Ella tanto bene ha pensato, e scritto nel- 
r ultima lettera sua ; cioè che dove trattasi di delicatezza 
d'animo anche il soverchio è lodevole. 

Le chiedo scusa mille, e mille volte, Sig: "" M: '^ Cariss: "'" 
e sono quasi certa eh' Ella approverà questa mia determi- 
nazione, e che mi toglierà cortesemente ogni timore d' es- 
serle, malgrado mio, dispiaciuta nel decidere cosi. Ella 
che conosce per prova quanto sia cara la memoria delle 
persone, che abbiamo amate, e perdute, intenderà pur an- 
che qual motivo possa avere 1' amico d' Alfieri, e piìi an- 
cora qual effetto possano produrre i miei versi nel cuore 
della C:'''' D' Albany. Non dico di più, e sono sicura che 
rileggendo con qualche attenzione quella Poesia, che è stata 
scritta per Lei, ed ora non esiste se non per Lei, Ella con- 
chiuderà che ho ragione assolutamente. 

Mi farà piacere però se in questa poesia si compiacerà 
cambiare le parole Virtute egregia in quelle Costanza in- 
vitta, come egregiamente mi accenna l'Ab:*^ di Caluso, le 
additterò dappoi alcuni altri leggieri cambiamenti; ma in- 
tanto mi farà piacere se vuol far leggere que' versi alla 
C:''" di Lisio, della quale apprezzo sommamente il giudizio, 
ed a cui la prego di oiferire i miei affettuosi, e veraci 
complimenti. 

Mi rallegro, che Costanza abbia avuto la soddisfazione 
di udir forse per la prima volta a recitare comedie, e ciò 
assai meglio certamente, che non si sogliono recitare dai 
nostri attori Italiani. Le dica mille cose in nome mio. Ella 
non mi parla di Cesare, e di Luigia nella lettera sua, e 
pure avrei desiderato sapere se gli ha condotti in Costi- 
gliole, e quando ciò sia, che effetto abbia fatto suU' animo 



loro una cosa tanto nuova ai loro sguardi ; intanto ricordi 
a tutti e due il mio nome, e F affetto mio. 

Ho piacere che il Ritratto venga terminato, ma finche 
non lo vedo nelle di Lei mani, io non credo alle parole 
altrui. Ho spedito il plico al Bodoni per mezzo del S: '" Fer- 
menti. 

Yo sperando di poter essere ancora in Torino al di Lei 
arrivo sul finire di agosto ; ma temo assai che allora mi 
troverò in Saluzzo, o in Fossano, poiché ciò dipende total- 
mente dal ritorno di mia Madre, e dalle nuove determi- 
nazioni^ che essa vorrà prendere. 

Mio Padre, ed Alessandro m' incaricano di salutarla come 
anche il C:^"" di San Paolo, che trovasi ammalato con febbre. 

Mi creda sempre in fretta ma di tutto cuore 

Stia Dev. Aff. Serva 
DlODATA. 



ì|): 



57 



XIV 

Torino, li 13 Settembre 1807. 

Son riconoscente molto al nostro Bodoni che coli' in- 
viarle cosi presto la nota Raccolta mi ha procurato la di Lei 
carissima lettera prima della mia partenza da Torino: questa 
lettera mi ha fatto un piacere grande assai, e subito ho 
lette le stampe che ho corrette per quanto ho saputo ; dopo, 
stante la lontananza dell' abate di Caluso, le ho inviate al 
Conte Balbo, e lascio il mio foglio aperto onde notificarle 
la di lui risposta. 

M' immagino eh' Ella non manderà cosi tosto le stampe 
in Parma ; dico ciò perchè scrivo nuovamente in Roma alla 
Dionigi, e vedremo che cosa sarà. 

Il volumetto è bello, e mi pare che vi sia pure ragione 
di essere contenti dei Versi, che vi son contenuti. 

Intanto aspettando la risposta del Conte Balbo, le dirò 
che parto domani lunedi alle quattr'ore della mattina per 
la campagna del Conte di Montaldo presso Savigliano. Starò, 
credo, colla più cara amica eh' io m' abbia, una settimana 
al più, poiché mia madre mi aspetta quanto prima in Sa- 
luzzo, e che debbo poscia andar seco in Fossano dal Conte 
di S. Paolo, dove fra molt' altre cose belle troverò una nuova 
adunanza di quelli Accademici Fossanesi, che i primi, quan- 
d' io non era giunta ai vent' anni, mi acclamarono e fecero 
medaglie e libri in onor mio. Quest'adunanza m'obbligherà 
probabilmente a fermarmi un intiero giorno in Fossano. 



58 



Ma Fossano, Savigliano e Salnzzo non sono già paesi 
tanto lontani ch'Ella non possa scrivermi e procurarmi cosi 
delle nuove dell' amatissima Luigia; mi sta a cuore oltre 
ogni mio dire il saperla quanto prima in buono stato di 
sanità. La prego intanto di ricordarle F affetto mio^ come 
anche a Costanza ed a Cesare. E dica, la prego, a Luigia, 
che s'io godo sommamente d'intendere che la damigella di 
Mouxi trovasi essere quale veniva con ogni ragione cre- 
duta; desidero però ch'essa non sia tutta tutta di Lei così 
che si scordi le vecchie amiche suvi. 

S' Ella mi scrive, mandi pure le sue lettere in casa di 
mio padre a Torino, che mio fratello Alessandro me le spe- 
dirà pel corriere dove sarò. 

Mad:""" di Perrone continua a star bene, ho veduto in 
casa di Lei il tanto aspettato Ritratto eccellentemente di- 
pinto ; se si dovesse incidere farebbe un egregio effetto, al- 
meno a parer mio, agli occhi degli intelligenti, se non nel 
cuore di tutti noi perchè non è somigliante, però su que- 
sto articolo non ho sentimento mio proprio. Alessandro e 
Mad:"'* di Perrone credono coni' io che il rame riuscirebbe 
benissimo, ma converrebbe, se si pubblica il Ritratto, ri- 
tardare un poco la pubblicazione del libro perchè uscissero 
insieme alla luce. 

Oggi Domenica alle otto della mattina mi vien rimessa 
la risposta del Conte Balbo, penso d' inviarla direttamente 
a Lei, facendole osservare p3rò che l'Epigrafe Greco, bello,, 
conveniente e scelto dall' abate di Caluso, non va tolto, si 
può bensì toglier via la traduzione italiana fors' anche inu- 
tile. Ricordi a Bodoni di porre in fronte al volume l'iscri- 
zione dell' abate Lanzi. 



Sembrami clie il frontespizio senza V epigrafe stia me- 
glio assai. 

Per ciò elle riguarda le legature de' Volumi, trovo che 
Balbo ha egregiamente pensato. Su l'altro articolo poi io 
ad ogni buon fine ho di bel nuovo riletto e corretto tutto 
il libro ; Bodoni, credo, non se ne offenderà. E chi sa che 
non giovi? 

Se si vuole ottener molto da quest' uomo singolarissimo, • 
per lo meno all'uguale del Signor Buzzolino, Ella sa che 
convien dargli lodi e poi lodi e sempre lodi senza fine. Ora 
dunque, siccome il Sonetto che ci ha procurato non è poi 
tanto cattivo, ed è anzi di persona cognita nella repubblica 
letteraria, converrà dire che è buono, e soggiungere che se 
io avessi avuto tanto ardire, avrei pregato la Signora Bo- 
doni, fra gli arcadi doride Tanagriay di favorirci alcuni 
suoi versi. 

Convien eh' Ella sappia. Signor Marchese mio, che Bo- 
doni grande pel suo ingegno, ha però anch' egli le proprie 
sue debolezza. La di lui Moglie è un' ottima donna^ che ha 
spirito e dottrina assai; il Marito l'ama con una vera ap- 
passionata tenerezza, e non vede che per gli occhi di kd. 
sicché spesso stampa bellissimi Versi col nome in fronte di 
doride Tanagria. Si dubita in Italia di chi siano questi versi, 
che suoi non son certo, ora si credono del Cesarotti, ora del 
P. Leone, or di questo^ or di quel poeta; ma sempre sono 
buoni, che importa a noi di chi siano ? Mi dispiace soltanto 
che tardi mi è venuto questo pensiero ; scrivendo a Parma 
per tutto ciò che si dee rispondere a Bodoni^ scriva anche 
per questo, che se non serve ad altro, servirà almeno a far 
cambiar la pagina dove si porrà il nuovo sonetto ; gli faccia 



cortesemente intendere che l'abate Giacomazzi le ha fatto pia- 
cer sommO; ma che la degna Consorte d'un tanto celebre let- 
terato come il Bodoni le avrebbe fatto un piacere maggiore^ 
che desiderando di essere cosi gentilmente sorpresi non ab- 
biamo ardito pregare, e quasi non abbiamo ardito lusingarci. 
Dico letterato al Bodoni, perchè per essere grande com' egli 
ò neir arte sua, convicn aver cognizioni molte e diverse ; e 
dico letterato, perchè il Bodoni è in ciò che risguarda gli elogj 
che se gli fanno, simile alle donne che desiderano sentirsi lo- 
dar sempre per quella parte del merito loro, che potrebbe la- 
sciar altrui qualche dubbio. 

Termino la lunga lunghissima lettera mia; ma dettando 
questa lettera mi parca di trattenermi ancora seco lei, e 
perciò merito essere scusata. 

Mi conservi la preziosa sua stima, e mi creda 

Sua Dev. Aff. Scri'n 
DlODATA. 



'X^ 



-- 6i 



XV 



Ricevo or ora la qui unita lettera dell' Ab: di Caluso; 
Ella vedrà che forse ho fatto male di non inviare le stampe 
della Raccolta a Marino. Adesso restami a vedere solo s' Ella 
può mandarmi a Torino il plico per il Bodoni ; ovvero, ciò 
che sarebbe meglio ancora, s'Ella può mandarlo diretta- 
mente all'Ab:*'' che trovasi già di ritorno in città. Subito 
eh' egli avrà letto il tutto lo pregherò di farlo tenere a quel 
certo corrispondente del Bodoni di cui non mi ricordo il 
nome; purch'EUa unisca alle stampe una sua lettera sigil- 
lata, e che me ne dia avviso ond' io lo faccia sapere al- 
l'Ab:*^; dico unire una sua lettera alle stampe perchè mi 
immagino che vorrà pur scrivere al Bodoni ; intanto la prego 
di rimandarmi il qui acchiuso foglio. 

Desidero che Luigia stia bene, come anche la piccola 
Costanza di Lisio. Offerisca i miei complimenti alla C:'"'' di 
Lisio; saluti Costanza e Cesare. E mi creda sempre 

Fossano, 20 Settembre 1807 

Sua Dev.ìiia Aff.ma Sej-va 
DlODATA. 



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XVI 



Saluzzo li 9 8.i»'° 1807 

L' ultima lettera sua mi giunse in Fossano dove 
tra i brevi viaggi^ che sono andata facendo col C:*"" e Cont:'''' 
di Montaldo, e le molte cortesie fattemi da tutti i Fossanesi 
non mi rimaneva un sol momento di tempo, rispondo su- 
bito che giunta qui in Saluzzo mi è cosa possibile il farlo; 
Ella mi perdonerà spero, questo breve ritardo. Arrivando 
in Patria mi fu rimessa una Lettera della Dionigi con entro 
la qui acchiusa Canzone, che mi sembra molto disuguale 
nella versificazione, e negli stessi pensieri ; ma non però 
senza vere bellezze poetiche, cosichè unisco al detto plico 
la mia risposta alla Dionigi. Ella vedrà che ho scritto in 
modo da lasciare a lei aperta la via di pronunziare se deb- 
bano questi versi stamparsi no, e la sua decisione non 
si saprà se non da me sola. In ogni caso Ella mi farà fa- 
vore rimandandomi la poesia e notificandomi il suo sen- 
timento. 

Non so quando partirò da Saluzzo dipendendo totalmente 
dal volere di mia Madre: avrei veduto volontierissimo la 
C:'''' di Lisio in Brà, ma credo che non vi è giunta se non 
doppo la mia partenza da Fossano, dove mi sono fermata 
poco tempo, malgrado eh' io possa dire d' essere stata ac- 
colta in modo da ridestarmi nell' animo riconoscenza, ed 
affetto. Tanto più avendo colà trovati molti amici venuti 



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onde ricevermi. Del C:*® di Montaldo non parlo che già egli 
ò quale da gran tempo erasi da me creduto, ma lio pure 
avuta la somma soddisfazione di sentire da lui medesimo 
quanto egli sia ora felice. Nella sua casa dove tutto è pace, 
e tranquilla gioia, io stava liberamente come in casa mia 
propria, presso alla migliore amica eli' io mi possa aver mai; 
mi è dispiaciuto molto il dover lasciare quest'ottima Amica? 
benché io 1' abbia lasciata in egregio stato di salute, e con- 
tenta assai della sorte sua. Il C:*^ di S. Paolo, ed il C:*'' 
Franchi, che ho veduti ogni giorno, ed ogni giorno più 
volte standomene in Fossano, mi hanno incaricata di offerirle 
i loro distinti complimenti; ho anche fatto una gita in 
Salmor, ed ho trovato la C f" D' Andezano con un poco di 
febbre, ma credo sia stato cosa leggiera. 

Saluti Costanza, Cesare, e Luigia, ricordi loro l'affetto 
mio, e mi creda 

Sua D.ma Aff.iiia Serva 
DlODATA. 

r^. Se le pare che la mia lettera alla Dionigi stia bene 
così, non me la rimandi qui rimandandomi la Canzone che 
non serve ; bensì la chiuda e la invìi al suo indirizzo per 
mezzo della Posta ; ina vi ponga la data del giorno in cui 
la farà partire. 







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TIPOGRAFIA DELL' ARTE DELLA STAMPA 

Via raiKlolfiiii, U, Palazzo Melici 



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